Categories: Crescita personale

by Michael Tudini

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Da: Michael Tudini

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Le credenze che ti tengono bloccato (e come riconoscerle)

“Ormai è tardi.” “Non sono capace.” “Devo accontentarmi.” Se ti è capitato di pensare una di queste frasi, sappi che non sei il solo. Sono frasi che sembrano semplici constatazioni, descrizioni della realtà. In realtà sono convinzioni — e le convinzioni, a differenza dei fatti, si possono guardare in faccia e mettere in discussione.

Il problema è che agiscono in silenzio. Non le senti come pensieri: le senti come verità. E una verità non si discute, si subisce. È per questo che possono tenerti fermo per anni senza che tu te ne accorga.

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Da dove arrivano

Quasi nessuna di queste frasi è nata con te. Le abbiamo assorbite: da chi ci ha cresciuto, dalla scuola, dai luoghi in cui abbiamo lavorato, dalle persone intorno a noi. Qualcuno ci ha detto che “il posto fisso non si lascia”, che “bisogna accontentarsi”, che “i sogni sono roba da ragazzini”. Lo ha detto spesso in buona fede, magari per proteggerci. Ma quelle frasi sono rimaste.

Col tempo diventano una specie di mappa invisibile: decidono dove puoi andare e dove no, e tu nemmeno ti accorgi che la stai seguendo. Non ti fermi perché hai provato e fallito. Ti fermi prima, perché una voce ti dice che non ha senso provare.

Le credenze più comuni

“Ormai è troppo tardi.” È forse la più diffusa dopo i quarant’anni. Si presenta come realismo, ma raramente lo è: di solito nasce dal confronto con chi è partito prima, non da un limite reale.

“Non sono capace.” Spesso si basa su tentativi fatti nel momento sbagliato, o nella direzione sbagliata. Un fallimento in un ambito non dice nulla su chi sei.

“Devo accontentarmi, c’è chi sta peggio.” Scambia la gratitudine con la rassegnazione. Puoi essere grato per quello che hai e volere comunque qualcosa di diverso: non sono in contraddizione.

“Se cambio, deludo qualcuno.” Mette i bisogni degli altri sempre davanti ai tuoi. A volte è vero, più spesso è una paura che proiettiamo noi.

“Non è il momento giusto.” La più elegante di tutte, perché sembra saggia. Il punto è che il momento giusto, per definizione, non arriva mai da solo.

IMMAGINE — still-life: una finestra con luce naturale, un quaderno aperto, una tazza. Testo alternativo: “momento di riflessione e consapevolezza”.

Come riconoscerle

Il segnale più chiaro è questo: quando una frase ti ferma prima ancora che tu abbia provato qualcosa, molto probabilmente è una credenza, non un fatto.

Un modo semplice per scovarle è prendere la frase e farle due domande. La prima: è sempre vero, in ogni caso? La seconda: su cosa si basa, esattamente? Se la risposta è “su niente di preciso, è così e basta”, hai trovato una convinzione travestita da verità.

C’è un altro segnale, meno ovvio: il corpo. Spesso, quando ti avvicini a un tema che tocca una credenza profonda, il corpo reagisce prima della testa. Lo stomaco si chiude, le spalle si irrigidiscono, il respiro si accorcia. Quelle reazioni non sono casuali: ti stanno dicendo che lì sotto c’è qualcosa che vale la pena guardare.

Il punto

Le credenze non si cancellano con la forza di volontà. Si indeboliscono quando smetti di prenderle per vere e inizi a verificarle con piccoli fatti concreti.

Cosa puoi iniziare a fare

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Non serve smontare tutto in una volta. Parti da una sola credenza, quella che senti più presente in questo periodo, e scrivila. Vederla scritta la rende già meno assoluta.

Poi cerca un controesempio, anche piccolo: una volta in cui non è stata vera, per te o per qualcuno che conosci. Infine prova a fare un gesto, minuscolo, che va in direzione opposta: una telefonata, un’informazione cercata, una conversazione che rimandavi. Non per risolvere tutto, ma per raccogliere una prova concreta che quella frase non è una legge.

Quando è difficile farlo da soli

C’è un limite onesto da riconoscere: le credenze che ci bloccano di più sono spesso quelle che non vediamo, proprio perché le abbiamo sempre avute addosso. Da soli è difficile accorgersene, come è difficile vedere il colore degli occhiali che si indossano da anni.

Io ci ho messo tempo. Per anni ho creduto di essere incostante, di non essere capace di portare a termine niente. Solo lavorando su di me con qualcuno accanto ho capito che il problema non era la mia capacità: stavo semplicemente andando nella direzione sbagliata.

È questo che faccio oggi con le persone: le aiuto a riconoscere le frasi che le tengono ferme e a verificarle, una alla volta, finché smettono di decidere al posto loro.

Se è arrivato il tuo momento

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